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Iedike Black
hearthannah
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052. Fuoco

Titolo: Father Away
Prompt: 052. Fuoco
Rating: PG13
Note: Song fiction (Con il testo di Farther Away, degli Evanescence)


I took their smiles and I made them mine.
I sold my soul just to hide the light.
And now I see what I really am,
A thief, a whore, and a liar.


Tic. Tac.

Qualche volta il suono di un orologio può essere più terribile di uno sparo, di un colpo di cannone. Di un’avada kedavra urlata a squarciagola.
Ma il silenzio, che aleggiava nel suo petto e nella sua mente era mille volte più potente, mille volte più frastornante, mille volte più spiazzante. Nessuno riusciva più a sostenere quegli occhi verdi. Che – un tempo brillanti – ora non mostravano altro che un’amara sopportazione.
Una canzone che non conosceva s’interruppe nella radio, e ne iniziò un’altra, il cui suono giunse alle sue orecchie, accarezzandole come un soffio.
Sorseggiò dal bicchiere che teneva stretto fra le dita affusolate, mentre fissava vacuo fuori dalla finestra, come in cerca di qualcosa che sapeva, non sarebbe arrivato.
Un’ombra gli passò dietro le spalle, e si fermò, attaccata al muro.
Non si curò di girarsi, né provò paura. Sapeva che lo stava guardando, con una muta domanda negli occhi scuri e evanescenti.
« Non preoccuparti » mormorò, abbassando di nuovo il bicchiere di liquore « Ci penso io.»
L’ombra annuì, e si strinse le braccia al petto, svanendo lentamente.
Harry strinse il bicchiere, ancora colmo di liquore, con foga, e questo si incrinò sotto la pressione dei polpastrelli, per poi spaccarsi in molti pezzi, che s’infilarono nella pelle, squarciandola.
Non ci fece caso.
Non fece neanche caso al bruciore del liquore che scivolava sopra le ferite. Scrollò la mano, liberandosi degli ultimi frammenti e se la asciugò sbrigativamente sulle gambe, imbrattando i pantaloni di jeans con una striscia rossa e spessa.
Si girò lentamente e afferrò la candela che aveva appoggiato sul tavolo e, con la mano ferita, prese la bottiglia di Jack Daniels. Il sangue si rovesciò lungo la superficie lucida del vetro, come una lieve carezza. Arrivò all’ingresso, e si guardò un’ultima volta intorno. Diresse lo sguardo verso la tela dell’anziana donna. Il ritratto non urlò. Non questa volta. Aveva capito.
« The end. » mormorò Harry, con un sorriso storto, mentre rovesciava per terra il liquore.
Voltò nuovamente lo sguardo e incontrò gli occhi dell’ombra.
Non aveva ancora capito se fosse un’ombra reale, o un’immagine della sua testa.
Optò per la seconda.
« Sparisci. » mormorò, aggrottando la fronte « Sei morto. »
Ma l’ombra era già sparita, scomparendo nel buio.
Lasciò cadere la bottiglia a terra, sul liquore, prima di prendere sulle spalle il borsone che aveva lasciato accanto alla porta. Si girò e con un gesto teatrale lanciò la candela sul liquido riverso, che s’incendio immediatamente.
Percorse con eleganza il viottolo fuori Grimmauld Place, deciso ad arrivare infondo per ammirare il suo operato. Ma qualcos’altro deviò la sua attenzione.
Come si era aspettato, nel profondo della sua consapevolezza, c’era lei.
I suoi occhi riacquistarono un bagliore di vita che si smorzò, poco a poco, come ultima esalazione di una foglia che in autunno cerca disperatamente un raggio di sole a darle forza.
Ma non c’era calore sufficiente che gli restituisse la lucentezza: era spiegazzata, morta, eppure ancora attaccata alla vita.
Quella che nei suoi occhi già da tempo mancava.


I run to you,
Call out your name,
I see you there, father away.


« Harry…»

Sembrò che la guardasse per la prima volta.
« Harry, dove stai andando? »
Ancora non rispose, ma continuò a osservare: il fuoco divampava alle sue spalle e si rifletteva sul suo viso, sui suoi occhi, così che ogni colore si uniformava in una scala di arancione e rosso, con sfumature dorate e brillanti. Il calore gli accarezzò la schiena, avvolgendola. Ma non se ne curò. Il sangue, ormai raggrumato sulla sua mano, da tempo era diventato solido e vischioso.
Hermione parve accorgersene, perché fece un passo affrettato in avanti, ma si bloccò.
Harry aveva preso a camminare, ed ora non la guardava più.
Il ragazzo fece per superarla, ma trovò la mano della ragazza a bloccargli il cammino, avvolta intorno al suo braccio.
Gesto consueto, che lei aveva ripetuto tanto spesso in quegli anni. Quando non erano nient’altro che due ragazzi, strettamente legati. E lei cercava il suo braccio.
Non per paura. Per fiducia.
Per un momento temette che l’avrebbe respinta con un gesto brusco, ma così non fu. Harry si girò lentamente. Sembrava fin troppo stanco anche per provare rabbia.
Non c’era niente in quegli occhi. Solo lei aveva imparato a leggere più in profondità, a vedere il dolore dietro quella spessa cortina di polvere.
« Dove vai? »
Harry osservò con calma i suoi occhi, la loro richiesta disperata, e poi scese verso le labbra, socchiuse e ansanti. Chiuse gli occhi e tirò un profondo sospiro.
« Me ne vado. »
Hermione lasciò di scatto il suo braccio, come se si fosse scottata. Gli occhi le bruciavano di dolore e lacrime soppresse.
« Dove? »
« Via. »
Deglutì, stringendo le labbra.
« Da cosa? »
Harry non rispose. Non c’era bisogno.
Sollevò un angolo della bocca, in un sorriso asimmetrico.
« Non verrai al matrimonio? I tuoi due migliori amici si sposano e tu…»
L’ex Gryffindor alzò una mano di scatto, in cenno di silenzio. Un bagliore di dolore misto a insoddisfazione gli attraversò le iridi.
Hermione attese, attese che parlasse, con un nodo alla gola che le pressava, impedendole un respiro normale.
« Il mio migliore amico sposa la ragazza che amo, Caposcuola Granger » la corresse, poi rilasciò cadere la mano « E’ ben diverso. »


I'm numb to you - numb and deaf and blind.
You give me all but the reason why.
I reach but I feel only air at night.
Not you, not love, just nothing.


Gli occhi della ragazza si spalancarono.
« Tu…» mormorò, con voce strozzata « Cosa? »
Harry arretrò di un passò, valutando la situazione.
Si limitò a scrollare le spalle.
« Non…» cominciò lei, e la voce le si alzò di un’ottava « Non scrollare le spalle! Come puoi dire una cosa simile e scrollare le spalle? »
Dalla voce le uscì un singhiozzo che si affrettò a nascondere dietro la mano affusolata.
« Non cambia nulla. »
Hermione fece per ribattere, ma la voce di Harry la bloccò nuovamente.
« E’ così. E’ colpa mia, è colpa dell’universo, o di quel che ti pare. Ma è così. »
« Harry…» singhiozzò lei, senza lacrime « E’…»
« Tardi. » completò lui, riprendendo ad incedere. Questa volta nessun braccio la bloccò, nessuna stretta. Nessun addio. Niente di niente.
« E non m’importa. Non ti vorrei neanche se potessi. »
Se ne stava andando.
Harry se ne stava andando.


I run to you,
Call out your name,
I see you there, father away.


Si girò di scattò e il movimento venne accompagnato dai capelli, che le rotearono intorno al capo. Quando si voltò vide che Harry si stava allontanando, progressivamente, ma senza posa.
Tardi.
Da qualche parte, un ciocco di legna ardente crollò, trascinando la costruzione su se stessa.
Un ritratto gridava per l’ultima volta.
Troppo tardi.
Senza sapere coscientemente il perché cominciò a correre, inseguendo il riflesso della sua immagine che si allontanava.


Try to forget you,
But without you I feel nothing.
Don't leave me here, by myself.


Troppe menzogne avevano offuscato una verità indelebile che tornava ora a galla, con tutta la sua violenza. Amici? Quale amicizia, per loro?
Quante altre menzogne?
Harry non aveva più potuto reggere il peso della maschera - ora lo sapeva - e i suoi sentimenti erano usciti dal cuore, rischiando di travolgere il flebile equilibrio creatosi.
Perché ti ho amato più di ogni altro.
Doveva tornare da Ron, abbracciarlo, baciarlo e fare l’amore con lui.
Doveva.

Non voglio.
Deglutì, a fatica.

Non lasciarmi qui.

Da sola.

I can't breathe.


Aprì la bocca per urlare, per chiamare il suo nome. Ma la voce le morì in gola.
Ogni suono si trasformò in un flebile sussurro rauco, ogni richiamo nella voce flebile di un uomo morente.


I run to you,
Call out your name,
I see you there, father away.


« Harry! Harry! »

Girati ti prego. Girati.

D’improvviso l’equilibrio le mancò, come se le avessero tirato via la terra da sotto i piedi, scivolò a terra, distendendosi sul selciato di quella via anonima. La pelle si graffiò e il cemento parve risucchiarle ogni forza, mentre faticava a sorreggersi sulle braccia, per poterlo guardare ancora una volta.


I run to you,
Call out your name,
I see you there, father away,
Farther away,
Father away,


Harry si girò, ormai distante, alzò una mano, in un cenno di saluto.
Udì la sua voce attraversare quella distanza che le era parsa interminabile.

« Sii felice.»

Poi, come era arrivato anni prima nella sua vita, ne scomparve: di colpo. E di sorpresa.
Strinse i pugni sul ruvido terreno, incapace di fare altro che singhiozzare.
E comprese, con amarezza, che non sarebbe mai stata felice.
Mai.


Father away,


Perchè Harry era ormai lontano.


Father away,


Lontano.

Father away.
Tags: 052. fuoco
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